E la conversazione continua: la Gamification e il blogger


Mi ricordo bene della cena con Badgeville. No, non parlo solo delle bruschette! Le persone che hanno partecipato le ricordo bene: intorno alla tavola abbiamo parlato, ascoltato, riso e gustato. E poi scritto sui blog.

Sono diverse le considerazioni che sono nate da quella sera. C’è Max Trisolino, che anche se fisicamente assente quella sera, c’era sicuramente col cuore: ha scritto un post ben farcito di notizie su Badgeville e il suo mercato, c’è Fabio Cristi che sul suo Sogno o son Desktop ha parlato di punti e di architetture di gioco e c’è Giuliana Laurita  che ha creato sul suo blog personale e su quello di lavoro una vera e propria conversazione sull’utilità dei punti e sul ruolo del gioco e della Gamification. Sono state tutte degli scambi molto utili e coinvolgenti che hanno toccato punti cruciali sulla Gamification e sul marketing in generale. Ci sono alcuni pensieri che vorrei condividere con i blogger: infatti dedicherò più di un post a questa conversazione allargata, anche per ringraziare coloro che ci hanno donato così tanto tempo.

La prima cosa che differenzia Badgeville da tutte le tesserefedeltà è che queste vengono perse continuamente e Badgeville no. Geniale, eh!? No, non ridete: è lo sfogo di chi queste tesserine le perde tutte! Se ne trovate una, di qualsiasi catena di supermercati, compagnia aerea o distributore di benzina, è altissima la probabilità che sia la mia. Ma passiamo oltre: aggiungerei anche altre riflessioni (magari più pregnanti!). La differenza fondamentale fra una qualsiasi piattaforma di Gamification e una tessera fedeltà è la creatività. Aggiungere solamente punti e badge all’esperienza di navigazione di un sito è una delle operazioni possibili. La più scarna sicuramente, ma non l’unica.

La creazione di un sistema “chiavi in mano” che gestisce badge e reward è la “democratizzazione” della Gamification perché offre strumenti a costo relativamente basso in termini di tempo e di denaro, ma rimane un punto di partenza. Fabio Cristi, dice nel suo post: “L’idea alla base di Badgeville è sicuramente interessante, perché fornisce alle aziende la possibilità di adottare queste meccaniche di gioco piuttosto agevolmente, con pochissimo dispendio di energie interne e di arricchire quindi il proprio output nei confronti dell’utenza” e poi continua con: “Ciò che Badgeville potrebbe (e dovrebbe) fare è fornire alle aziende anche una piccola e semplice architettura di gioco di base da implementare sui loro portali”.

Fornire architetture di gioco significa partire da obiettivi diversissimi o da uno storytelling e sviluppare un’idea che dipende dall’azienda, dal contesto, dai destinatari. La creatività non è compito di Bedgeville o di qualsiasi altra piattaforma, ma di un’agenzia creativa capace di capire gli obiettivi di comunicazione, di marketing e di interpretarli e tradurli in un gioco. A quel punto gli strumenti sono pronti e la creatività potrà esprimersi più liberamente perché alcuni problemi sono già risolti. Il problema che rimane è che io continuo a perdere tesserine, ombrelli, sciarpe, foulard…

 

 
 
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